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L’intervento di Delia Vaccarello al seminario palermitano di Orgoglio e Pregiudizio

http://www.giornalisti.redattoresociale.it/i-seminari-di-palermo/2013-lorgoglio-e-i-pregiudizi/delia-vaccarello.aspx

L’intervento di DeliaVaccarello al seminario romano “L’orgoglio e i pregiudizi” di Redattore Sociale

http://www.giornalisti.redattoresociale.it/i-seminari-di-roma/2013-lorgoglio-e-i-pregiudizi/delia-vaccarello.aspx

Repubblica.it, Marisa Labanca e Pasquale Quaranta, gay e media il convegno di Redattore soci

 

 

 

 http://video.repubblica.it/mondo-solidale/gay-e-media-il-convegno-di-redattore-sociale/143285/141819

 


Barbara Romagnoli, oltre l’ignoranza e gli stereotipi_Giulia globalist

Oltre l’ignoranza e gli stereotipi

A Roma, seminario di Redattore Sociale per riflettere sulle discriminazioni di genere e la poca visibilità delle tematiche Lgbtqi nei media. Di [Barbara Romagnoli]

Un centinaio di persone hanno preso parte il 16 ottobre a Roma al seminario di Redattore Sociale dal titolo “L’orgoglio e i pregiudizi. Per un informazione rispettosa delle persone Glbt”, un incontro di formazione sui temi del genere e dell’orientamento sessuale.
L’incontro, realizzato nell’ambito Progetto “LGBT Media and Communication” e finanziato dal Consiglio d’Europa, è stato patrocinato fra l’altro dall’Ordine dei Giornalisti, la Federazione Nazionale Stampa Italiana e dall’associazione Stampa Romana.
“Ogni volta che i riflettori della cronaca si accendono su ‘ambienti gay’ torbidi e devianti, o l’omosessualità di qualcuno è usata come un’arma di dileggio, ogni volta che transessualità diviene sinonimo di prostituzione e l’orgoglio è trasformato in ‘esibizionismo’ – scrivono i promotori – i media italiani allontanano di un passo la conoscenza delle persone LGBT, delle loro lotte, delle loro vite, dei loro diritti. Talvolta è per imbarazzo, talaltra per incompetenza. In molti casi è per pregiudizio, più o meno consapevole”.

Ad aprire i lavori, il saluto istituzionale di Paola Concia (Pd) che ricorda come l’Europa non vigili solo sui nostri conti ma anche sulle nostre pari opportunità. “La responsabilità dell’informazione è enorme – afferma Concia – e i social network e le testate online sono il futuro della comunicazione, è necessario che raccontino la vita delle persone e non puntino i riflettori solo sulla violenza”.

Soprattutto – e l’invito è rivolto alle/ai giovani in sala – la fretta è cattiva maestra, sostiene Alessandra Cattoi, assessora alla Scuola, infanzia, giovani e pari opportunità del Comune di Roma: bisogna sempre rileggere quello che si scrive e non usare i luoghi comuni. Cattoi, giornalista di formazione, vorrebbe che si facesse attenzione alla ‘a’ di assessora. Ma c’è ancora molta resistenza ad usare il linguaggio sessuato, nominare tutto al maschile è la prima forma di discriminazione. La cura delle parole è forse lo scoglio più faticoso da superare: ad esempio, perché nel titolo del seminario non viene utilizzato l’acronimo al completo, Lgbtqi? Se è vero -come dirà a metà mattinata Ivan Controneo, scrittore e regista – che se qualcosa non viene visto o rappresentato non esiste, forse una iniziativa del genere avrebbe dovuto ragionare anche attorno ai termini ‘queer’ e ‘intersessuale’.

La sensazione è che si voglia dare maggior spazio al politicamente corretto, ad una sorta di lista di parole sì/parole no, con il rischio non solo di riprodurre stereotipi sessisti nel mondo omosessuale, ma anche di ridurre a categorie chiuse la complessità del reale. Un intervento dalla platea richiama all’esistenza della bisessualità e alla necessità di scardinare quell’agenda che i media mainstream dettano anche sul lessico.

Così forse si eviterebbe di nominare la vice ministra Guerra al maschile, o magari non avremmo proposte, come quella di Claudio Rossi Marcelli (rivista Internazionale), che suggerisce di usare nozze gay per sottointendere anche quelle lesbiche. No, non si può, come giustamente ricorda Delia Vaccarello (Unità) nel suo puntuale e approfondito intervento: è necessario rivendicare la parola lesbica e non pronunciarla sottovoce, così come è indispensabile fare chiarezza sulla transessualità, continuamente scambiata per prostituzione. Vaccarello racconta anche storie di transito, di femmine diventate maschi e viceversa, a partire dal suo ultimo libro [Evviva la neve, Mondadori] e richiama giornalisti e giornaliste a conoscere bene quello di cui si sta parlando, a trovare un lessico che trasformi quello che è ignoto in qualcosa che non fa paura.

O per dirla con le parole di Elena Tebano (Corriere della Sera) è importante imparare a guardare le cose diversamente e riportare questo sguardo diverso in redazione. Nel documentario Diversamente Etero che ha curato insieme a Milena Cannavacciuolo si indaga sulla visibilità lesbica in televisione, attraverso i filmati censurati dalla tv e le interviste a fan, giornalisti, esperti di comunicazione e attivisti del mondo lgbt. E si scopre un altro mondo, sconosciuto ai più.

Del resto, come spiega Valeria Ambrogi del Centro d’Ascolto dell’Informazione Radiotelevisiva, i dati parlano chiaro: in un anno di monitoraggio dei notiziari di Rai, Mediaset e La7, sono state date solo l’0,2% di notizie riguardanti tematiche Glbtqi su oltre 10mila notizie complessive. Difficile che il pubblico televisivo, certamente maggiore di quello della carta stampata, riesca a farsi una idea diversa su tutto ciò che riguarda sesso, genere, orientamento sessuale. Al pluralismo politico, sostiene Giovanni Anversa (Rai), dovremmo sostituire il pluralismo sociale. Raccontare davvero tutto quello che la società contiene, senza ipocrisie e formali tolleranze.

LA TRANSESSUALITÁ AL FESTIVAL “DEL RACCONTO, IL FILM”

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Scritto da Giulia SabiaDomenica 21 Luglio 2013 06:11

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transessualitajpgQuarta serata gioiese per l’interessante e itinerante festival ‘Del racconto, il film’ – diretto da Giancarlo Visitilli – data della particolare tematica della ‘diversità’. ‘Del racconto, il film’ è un festival che vedeprotagonisti alcuni dei castelli pugliesi, tra i quali, da quest’anno, anche il nostro. Un festival, a cura della Cooperativa Sociale ‘I bambini di Truffaut’, che riesce a legare il cinema, il teatro e la forza delle immagini alla letteratura e al sociale.

Ospiti della serata, infatti, la scrittrice e giornalista Delia Vaccarello, autrice del libro ‘Evviva la neve’, edito Mondadori, e Francesca Romana Recchia Luciani, docente di Storia della Filosofia Contemporanea, e direttrice del Centro Interdipartimentale di Studi sulla Cultura di Genere, presso l’Università degli Studi di Bari. Si parla della difficoltà della pubertà, del cambiamento del corpo. Della difficoltà del sentirsi in un corpo non corrispondente alla propria identità, al proprio essere.

Quando si parla di transessualità e se ne parla solo in correlazione di prostituzione, mi indignoLe persone che io conosco fanno le operatrici, i professori, gli ingegneri, i postini …”, in questi termini si esprime la giornalista e scrittrice Delia Vaccarello. ‘Evviva la neve’ è un libro che si apre con una visita che la giornalista fa a Gabriele, mentre questdel-racconto-il-film-transessualita’ultimo è al San Camillo, prima dell’intervento che gli cambierà la sessualità: “[…] Ringrazio tutte le persone che mi hanno donato, attraverso i loro racconti, un pezzo della loro vita, della loro emotività”.

A Gabriele solo suo fratello gli ha scritto che gli vuole bene, ma la mamma continua a chiamarlo Barbara. “C’è sempre dietro una storia di grandi sofferenze … Ci sono dietro tutti quegli anni in cui un individuo si porta dietro il peso insopportabile del proprio corpo”. Interessantissimo è l’intervento della prof.ssa F. R. Recchia Luciani che menziona il filosofo contemporaneo Jean Luc Nancy.

Quest’ultimo ha subito un trapianto di cuore: “Immaginate nella testa di un filosofo cosa succede quando accade una cosa del genere … scrive da quasi vent’anni libri sul corpo. E ne scrive uno in particolare dal titolo ‘L’intruso’”. L’intruso è quel suo cuore acquisito, un cuore che, per quanto potrebbe saperne, potrebbe essere anche un cuore di una donna. Anche quello di una donna nera: “Scopriamo così che il nostro corpo ci è familiare ed estraneo al tempo stesso, tant’è che si può dire indifferentemente ‘io ho un corpo’ o ‘io sono un corpo’”.

 

È un concetto che ha a che fare sia con l’avere che con l’essere, è un concetto ambivalente e difficoltoso, ed è ancora più complicato quando subentra una non 54433accettazione. “La dimensione del vissuto sessuale è una dimensione sociologica, psicologica … È una questione che ci chiama in causa in quanto esseri umani”.

 

Sulla dimensione del vissuto sessuale in relazione alla transessualità ritorna l’autrice del libro presentato Delia Vaccarello: “Il vissuto sessuale per le transessuali è una dimensione delicatissima … In alcuni casi c’è un rifiuto totale, e, quindi si giunge all’intervento senza mai aver avuto un orgasmo; in altri si riesce a trovare un equilibrio, e, in quei casi, difficilmente si giunge all’operazione”.

 

Si parla di come sia difficile riscrivere la propria vita dopo un intervento così delicato: “Uno dei momenti più forte emotivamente è la trasformazione attraverso la maschera”, così conclude la stessa autrice.Un’interessante conferenza che si è conclusa con la performance dal titolo ‘Così vicini, così lontani’ a cura dell’associazione ‘Veluvre’.

 

 

p://www.gioianet.it/attualita/7787-la-transessualita-al-festival-del-racconto-il-film.html

 

 

L’Huffington post scopre Evviva la neve

10 luglio 2013

il giornale diretto da Lucia Annunziata   dà voce e immagini al libro di Delia, proponendone un capitolo e pubblicando un video 

/07/10/che-cosa-significa-essere-transgenderun-libro-di-delia-vaccarello-_n_3572251.html?utm_hp_ref=italy

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Anticipazioni, presentazioni, recensioni, testimonianze

IL PICCOLO di Trieste

Anticipazione cap. 8 di Evviva la neve e segnalazione

  24 Settembre 2010

copertina_ilpiccolo_trieste_w100IL PICCOLO DI TRIESTE, ANTICIPAZIONE e SEGNALAZIONE

il Piccolo — 15 settembre 2010   pagina 25   sezione: CULTURA – SPETTACOLO

Come ci si prepara a un’operazione di cambiamento di sesso da femmina a maschio o viceversa? E il dopo, come sarà? Lo raccontano i protagonisti a Delia Vaccarello , scrittrice e giornalista, nel libro ”EVVIVA LA NEVE” pubblicato da Mondadori (pagg. 180, euro 17,50). Il reportage dalla sala operatoria fotografa il lavoro dei chirurghi, i dubbi e le conquiste. Racconta le spinte che portano a una decisione da cui non si torna indietro. Registra le reazioni di familiari, colleghi, amici («Tu mi rubi il padre», dice una figlia a un papà che diventerà donna). Dà voce a coloro che «si piacciono così», in equilibrio tra maschile e femminile. Racconta i rapporti d’amore: ora felici, ora abortiti per via del pregiudizio che bolla le persone trans come prostitute, laddove si tratta invece di medici, operai, centraliniste. Narra le speranze e i tentativi di cancellare il passato. Un posto importante nel libro ce l’ha Trieste, l’Ospedale di Cattinara, dove continuano a transitare da tutta Italia persone che vogliono cambiare sesso.


link all’archivio storico del quotidiano triestino

http://ricerca.gelocal.it/ilpiccolo/archivio/ilpiccolo/201

RIPRODUZIONE RISERVATA
Da  EVVIVA LA NEVE di
Delia Vaccarello pubblichiamo
l’inizio del capitolo VIII

«Fa’ dei bei respiri profondi, bei respironi…»

per gentile concessione della casa editrice Mondadori.
di DELIA VACCARELLO
A Trieste soffia la bora. La velocità è in aumento. il vento ammassa le nubi e rende tutto grigio, il freddo taglia le mani. negli ascensori del Cattinara non si parla di altro. Chissà che effetto deve aver avuto su Daniela il clima di questa città, così diverso da quello siciliano a cui lei è abituata. Sono le 14.30 dell’8 marzo 2010.
Daniela, in camera, mi sorride: «Vengo da Catania, abbiamo preso due aerei per arrivare qua». È alta, bionda, una pelle finissima, la voce è assolutamente femminile. Ancora non è Daniela sui documenti, ma Davide Benedetto Nicotra, detto«Daniela». Ha poco più di 20 anni. Qualcosa mi trattiene dal chiederle quanti ne ha precisamente, preferisco non sapere.
Mi invita a sedermi sul letto accanto a lei. Mi dice che della operazione non sa nulla. Sarà vero? Le hanno spiegato ogni cosa. Ma lei in questo momento non ricorda, è già in preanestesia ed è a digiuno. Fra mezz’ora entrerà in sala operatoria.

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«Potrò vedere il video?» mi chiede. Mi sfiora le mani e tira via con un tocco leggerissimo un capello dei miei ricci che è rimasto tra ledita. È un gesto intimo che sembra dire: siamo amiche, vuoi?
Daniela parla con il chirurgo e sorride, anche se il volto è un po’ teso. È seduta sul letto con le gambe incrociate. Ne dondola una nervosamente.
È agitata, ma non lo dà troppo a vedere. Entra l’assistente di sala e le spiega che «Se si addormenta serena si sveglierà serena. È un vuoto nel tempo». Sua mamma dice al chirurgo: «Ho paura per lei». E il medico le risponde con calma, così come con calma si rivolge alla sorella di Daniela, e le invita entrambe ad andare un po’ in giro, a non stare ad aspettare.
«Potrebbe durare sei ore». Bussano alla porta. È ora. Carlo Trombetta scende. Daniela non sa come deve prepararsi. «Tengo gli slip?» i portantini aspettano fuori. La condurranno giù. Deve togliersi i piercing, ma non ci riesce, deve indossare solo una specie di grembiule che si allaccia dietro. La pelle chiara mostra su un fianco alcuni tatuaggi. Daniela va avanti e indietro dall’armadio al bagno. È pronta.
Monta sul letto e usciamo nel corridoio. Io indosso i vestiti verdi da sala operatoria. Un pantalone e una casacca che insieme al professore Trombetta abbiamo preso in uno spogliatoio, cercando quelli della mia misura. Sorrido al pensiero che domani una dottoressa non troverà i suoi. Prima di arrivare qui a Cattinara, in auto da Milano, cercavo di distrarmi e di far passare l’apprensione in vista di questo pomeriggio. Sentivo un pugno premuto sullo stomaco. Frutto in parte di una leggenda di famiglia
che vuole che i miei familiari di origine – e chissà se anch’io? –svengano alla vista del sangue. È bastato incontrare gli occhi di Daniela perché il pugno diventasse una mano aperta. Il tocco confidenziale delle sue dita mi ha parlato, mi ha riportato alla realtà vera, alla necessità di trasmetterle serenità.
«Ti accompagno, ti sto vicino, e poi sono anche io siciliana, come te» le ho detto. Anche di familiarità c’è bisogno. Solo dopo, alla fine dell’intervento, ho capito da quale «cosa» mi sono liberata nelle lunghe ore trascorse in sala operatoria. C’è sempre un motivo per cui ci si occupa delle rinascite.
Scendiamo al quarto piano. Attraversiamo corridoi pieni di luce, dalle finestre entrano gli spifferi, ma Daniela sembra non avvertirli. Fuori soffia da paura. Lungo i corridoi le faccio una foto ricordo:
«Ma mi fotografi così?» mi dice. «Poi però me lo mandi, eh!». Entriamo nel nugolo di stanze che include la sala. nella presala scorge da lontano un paziente sul lettino circondato da medici:
«Chiudete la porta, non voglio vedere». La spostano dal lettino della camera a quello operatorio. Io nascondo i capelli sotto a una cuffietta, metto la mascherina davanti alla bocca e isolo le scarpe con involucri sterili. Entriamo in sala. inizia l’assonnamento.

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L’anestesista, che ha una cuffia a fiorellini lilla e guarda con attenzione un monitor. Daniela si è quasi addormentata. non del tutto, però. Ancora non è nel vuoto del tempo. L’anestesista le dice: «Adesso ti ubriaco ancora un po’, fai dei respironi profondi, adesso farai la nanna. Fai dei bei respiri profondi, fai dei bei respiri profondi. Bei respironi…».
Daniela è intubata. Al dito ha attaccato un misuratore della pressione del sangue che rileva quanto ne affluisce nei vasi periferici. L’anestesista si avvicina: «Ho cercato di calmarla. cosa vuole, ha l’età di mio figlio…con che disagio vengono qui, con che sofferenza…per arrivare a fare tutto questo. Lei era agitata, ma è l’età, più sono giovani più sono agitati. Questo avviene per ogni intervento. La mia voce era dolce? certo. Il primo sedativo è la voce dell’anestesista». Lo sguardo della donna è fermo e trasmette fiducia. Ha un corpo minuto, ma un ruolo importantissimo, custodisce il sonno, veglia sulla coscienza che deve essere assopita, sui muscoli che vengono immobilizzati. Sulla vita che deve scorrere secondo parametri ottimali. Doserà sapientemente i liquidi cercando di tenerla il più possibile «asciutta», per evitare gli edemi. Daniela ha le gambe divaricate e tiene i piedi in alto, poggiati su due sostegni.
I piedi sono dentro due guaine scure imbottite. Il corpetto termico è disteso sul seno e sulle braccia, è una copertina leggera, bianca e azzurra, che la scalda. Alle 15.29 l’infermiera spennella la tintura di iodiointorno al bacino, sul pene completamente rasato, sul lato interno delle cosce. Un filo è stato tracciato con il pennarello chirurgico

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dall’ombelico in giù. Il dottor Trombetta suggerisce di posizionare meglio la gamba destra perché è un po’asimmetrica. Il bip costante del monitor accompagna i gesti. Sopra le gambe viene steso un telo azzurro che permette di accedere alla parte da operare. [...]
© 2010 Arnoldo Mondadori
Editore S.p.A Milano

(le foto della sala operatoria sono di proprietà di Delia Vaccarello e sono state scattate da lei stessa durante l’intervento)

Il Corriere della sera, Sette magazine “Viaggio nella mente di chi cambia sesso”: Marta Serafini, intervista Delia Vaccarello; Il Fatto Quotidiano anticipazione di stralci dal capitolo 1 “Imprigionati nel corpo di un altro”; la scheda del Tg com di Mediaset

  24 Settembre 2010 • Nessun commento (Modifica)

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Sette , settimanale delCorriere della sera, In libreria: Viaggio nella mente di chi cambia sesso di Marta Serafini, INTERVISTA

(link al pdf dell’intervista:http://www.zeroviolenzadonne.it/rassegna/pdfs/a54f1e5f463d1ca210fcf09f2cdd832a.pdf)


“ L’ansia prima di entrare in sala operatoria. La discriminazione e il mobbing sul posto di lavoro, le reazioni delle persone più care. E ancora il senso di vergogna e di esclusione dalla società: A raccontare le vite di trans e transgender andando oltre il fenomeno mediatico e la morbosità che aleggia intorno all’argomento è la giornalista e attivista Delia Vaccarello che nel suo nuovo libroEVVIVA LA NEVE (Mondadori) nelle librerie dal 14 di settembre narra cosa succede durante e dopo l’intervento di riassegnazione di genere.

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-Quando ho accolto l’invito del chirurgo a seguire un’operazione, mi ha colpito la forza del sentire. I corpi delle persone che si stendevano sul lettino non erano malati, anzi funzionavano perfettamente- Cosa succede nella mente di una persona che decide di cambiare sesso? -La sofferenza non è associata alla sfera fisica ma a quella emotiva. Se un uomo o una donna arrivano a questa decisione è perchè il loro sentire è stato più forte della sfera fisica. Dopo l’operazione molti pazienti cambiano totalmente vita, spesso si licenziano prima dell’intervento e poi dopo che hanno un nuovo nome e un nuovo sesso, vanno a cercare un nuovo lavoro. Come se prima di quel momento non fossero esistiti- Perchè la società non riesce ad accettare le eprsone transessuali?-Si guarda al loro corpo con un atteggiamento necrofilo. Li si vede a pezzi, il seno, le labbra , il viso e li si associa alla trasgressione. E’ un atteggiamento mentale terribile, tipico di chi non riesce a mettersi nei panni degli altri. Con questo libro ho voluto prendere i lettori per mano, cercando di far comprendere che dietro quel corpo ci sono delle vite, dei percorsi spesso fatti di grande sofferenza-E’ cambiato qualcosa nell’ultimo anno? -Sono stati fatti grandi passi indietro. Si pensi all’utilizzo dei pronomi durante il caso Marrazzo. Spesso si dice e si scrive ‘il trans’ come a negare l’identità di genere di un soggetto che invece si sente donna. E questo di certo non ha aiutato-”

Il Fatto Quotidiano

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Imprigionati nel corpo di un altro, stralci dal capitolo 1 di

EVVIVA LA NEVE

ANTICIPAZIONE

link al sito Zero violenza donne

http://www.zeroviolenzadonne.it/rassegna/pdfs/4a14be911a797d07b62a298e28340bf5.pdf

TGCOM Mediaset

DELIA VACCARELLO EVVIVA LA NEVE

IN LIBRERIA DA SETTEMBRE 2010

IL LIBRO Un “viaggio” attraverso le nuove frontiere della sessualità e del sentire, della chirurgia e dell’identità. Come ci si prepara a un’operazione di cambiamento di sesso da femmina a maschio o viceversa? E il dopo, come sarà? Lo raccontano i protagonisti, mentre un reportage dalla sala operatoria fotografa il lavoro dei chirurghi, i dubbi e le conquiste. Il libro racconta le spinte che portano a una decisione da cui non si torna indietro. Registra le reazioni di familiari, colleghi, amici (“Tu mi rubi il padre”, dice una figlia a un papà che diventerà donna). Dà voce a coloro che “si piacciono così”, in equilibrio tra maschile e femminile. Racconta i rapporti d’amore: ora felici, ora abortiti per via del pregiudizio che bolla le persone trans come prostitute, laddove si tratta invece di medici, operai, centraliniste. Narra le speranze e i tentativi di cancellare il passato. Entra nell’intimità delle persone coinvolte, ma dà conto anche delle leggi, delle difficoltà sul lavoro, delle metodiche di intervento, dei centri a cui rivolgersi.

L’AUTRICE Delia Vaccarello, giornalista e scrittrice, è autrice della pagina “Liberi tutti” dell’“Unità” sulle tematiche del gender, premiata più volte dalla Commissione europea. Consulente del comune di Venezia per le culture delle differenze, svolge docenze di media e orientamento sessuale alla scuola di giornalismo di Bologna. Ha scritto romanzi e racconti, opere sugli adolescenti e curato le raccolte di racconti Principesse azzurre (Oscar Mondadori).

COLLANA Strade Blu Saggistica PAGINE 192 PREZZO 17,00 euro

A Venezia Evviva la neve

Città di Venezia

Evviva la Neve

presentazione del libro di Delia Vaccarello

 Mercoledì 20 giugno, ore 19.30
Venezia, Chiodo Fisso Caffè
Calle de la laca, San Giovanni Evangelistaè stato presentato il libro
“Evviva la neve”
di Delia Vaccarello

Viaggio tra le storie di vita trans e transgender. Un affascinante libro-inchiesta.

Come ci si prepara ad un cambio di sesso? Cosa significa la transizione? Cosa succede oggi in una sala operatoria dove si incrociano corpi, tecnologia, medicina, identità?

Lo racconta Evviva la neve il libro-inchiesta di Delia Vaccarello (Collana Strade Blu/Mondadori presentato  al Chiodo Fisso Caffè (Calle de la laca, vicino a San Giovanni Evangelista).
L’iniziativa è stata promossa dall’Osservatorio Queer/Assessorato alle politiche giovanili del Comune di Venezia.

Evviva la neve è un libro inchiesta sulla transessualità. Tra i più delicati, avvincenti, documentati, importanti sull’argomento, che fa tabula rasa di tanti luoghi comuni e stereotipi, apre interrogativi e suscita emozione.

Racconta di rinascite. Di vite offese dai pregiudizi che scuotono le nostre coscienze, dice Giovanni Bachelet. Voci sferzate dai rigori del gelo sociale che all’improvviso può allentarsi, svanire persino, se a un tratto, morbida, cade la neve.

Evviva la neve si può considerare il migliore libro- inchiesta scritto in Italia sul mondo trans e trans gender, un reportage avvincente, curato, documentato e di grande sensibilità.

Delia Vaccarello, scrittrice e giornalista, cura da dieci anni la pagina di tematiche gay e lesbiche Liberi tutti sul quotidiano l’Unità. Collabora con il Comune di Venezia per i laboratori contro l’omofobia nelle scuole e tiene corsi di media e orientamento sessuale alla scuola di giornalismo di Bologna. Ha scritto il romanzo Quando si ama si deve partire e due opere sugli adolescenti (L’amore secondo noi e Sciò!). Ha curato le sette raccolte di racconti Principesse azzurre, racconti di amore e di vita di donne tra donne. Tutti per le edizioni Mondadori.

Info:
veneziaqueer@gmail.com | t 041.2747643/44/22/50

copertina
del libro

Mattia&friends e Evviva la neve

Nutrimenti e sentimenti

in  un giorno di marzo

prima parte

http://youtu.be/INQtEl0Gm_w

seconda parte

http://www.youtube.com/watch?v=5rD1_ey3-yI&list=UU3AKA0-EtM99W03PEjyG0jA&index=1&feature=plcp


 

 

Giovanni Bachelet e Evviva la neve

Giovanni Bachelet da

E adesso il PD Lazio

per Giovanni Bachelet segretario

http://www.eadessoilpdlazio.it/?p=857

“… pur sapendo che questa scelta mi costerà qualche consenso, e pur pensando che il tema del diritto di famiglia sia complesso e vada rivisto simultaneamente su diversi fronti, lo scorso ottobre ho deciso di aderire a un appello per una rete Lgbt nel Pd e a favore del matrimonio omosessuale, promosso da Ivan Scalfarotto sulla scia di infelici dichiarazioni di Massimo D’Alema. Trovi in proposito una mia lunga intervista alle pagine 5, 6 e 7 di Adista (un’agenzia di stampa cattolica) dello scorso 15 ottobre, prima che fossi candidato alla segreteria del Pd Lazio .
…  molto prima, nell’estate 2010, ho dato il mio contributo al libro “Evviva la neve” di Delia Vaccarello (qui il video di una delle sue presentazioni ), che mi aveva invitato a rispondere alle sue domande e condividere con lei nel corso della stesura impressioni e sentimenti sulla transessualità, tema sul quale prima ero del tutto impreparato e che grazie a Delia ho appreso nei suoi diversi aspetti psicologici, relazionali, medici e legislativi…”